In Principio: Maschio e Femmina – 3


Nel precedente articolo, abbiamo anticipato che la prima tappa alla quale ci conduce Papa Wojtyla, lungo l’itinerario di riflessioni sul secondo capitolo del Libro della Genesi, è quella relativa alla solitudine di Adamo: “Non è bene che l’uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gen 2,18).
Da subito, comprendiamo che Adamo, posto nel giardino dell’Eden, è l'”oggetto” dell’azione creatrice di Dio. Questa attenzione particolare, che il Cratore ha nei suoi confronti, è il segno che egli non è una creatura come le altre, ma è “soggetto” della prima alleanza con Dio dal quale riceve l’autorità di dare un nome a tutte le creature (cfr. Gen 2,19). Il passaggio successivo è quello in cui Adamo scopre di non avere molto in comune con gli altri esseri viventi. Infatti, non trovando “un aiuto che gli fosse simile” (Gen 2,20), si accorge di essere solo in mezzo al mondo visibile: inizia così la ricerca della propria identità. A tal proposito, san Giovanni Paolo II ci dice che: «l’autoconoscenza va di pari passo con la conoscenza del mondo. […] L’uomo è solo perché è “differente” dal mondo visibile, dal mondo degli esseri viventi». Adamo inizia così a scoprirsi persona, bisognosa e capace di relazionarsi. In quanto costituito anche da un corpo, avrebbe potuto identificarsi con qualcuna delle altre creature del mondo animale, invece è proprio attraverso il corpo che percepisce di essere solo e, contemporaneamente, di dover ricercare la sua vera identità: egli non è solamente un essere vivente, solo corpo, è anche anima; Adamo è persona. 

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