Il Vangelo nella famiglia – domenica 11 dicembre 2022


Riflessione sul Vangelo della III domenica di Avvento – Gaudete

di Maria e Sebastiano Fascetta

Attendere, aspettare, fermarsi, vigilare, concentrarsi…, sono alcuni atteggiamenti poco praticati all’interno della vita quotidiana e, in particolare, della vita matrimoniale. Siamo sempre frenetici, rincorsi dal tempo, di fretta, distratti, deconcentrati, stanchi, avviliti. Di conseguenza non sappiamo riconoscere il mistero che si schiude nella vita, nelle relazioni familiari, nel tempo che viviamo. Non ci accorgiamo del grido di aiuto che i gesti, gli atteggiamenti di nostra moglie, marito, figli ci rivolgono.

Ci attendiamo sorprese, qualcosa di nuovo, qualcosa che rompa la monotonia quotidiana ma non abbiamo occhi per vederle. Ci attendiamo gesti d’amore da nostra moglie, marito, ma non riusciamo a vederli perché ripiegati nelle nostre aspettative, nei nostri bisogni. Allo stesso modo, nel nostro rapporto con Dio non riusciamo a vedere i segni del suo amore perché in attesa di qualcos’altro che dia risposta ai nostri bisogni, problemi, necessità.

Anche Giovanni il Battista sente parlare di Gesù ma è confuso e forse anche deluso perché non coincide con le sue aspettative. Non capisce se Gesù è il Messia atteso oppure no. Gesù non risponde direttamente ma rimanda a segni precisi: i ciechi vedono, gli zoppi camminano… per aiutarci a comprendere che l’attesa non è un tempo sospeso ma atto di responsabilità verso la vita, se stessi, gli altri.

Attendere significa entrare in una dimensione esistenziale nel segno della calma e del distacco per operare il bene, per agire a vantaggio degli altri. Non si tratta di attendere un Dio che scende dal cielo ma di essere cielo in questa terra, di operare in modo messianico, di essere, in famiglia come nella società, strumenti di guarigione, liberazione, consolazione, accoglienza verso le persone con le quali viviamo quotidianamente. In questo modo attendiamo Colui che è e che viene. 

Vangelo

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

✠ Dal Vangelo secondo Matteo.
Mt 11,2-11
 
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore.