Il Vangelo nella famiglia – 2 ottobre 2022


Riflessione sul Vangelo della domenica

di Soraya e Michele Solaro

Il filo conduttore di questa domenica è la fede quale dono di Dio. Le letture di oggi ci aiutano a comprendere come la sua l’onnipotenza desidera così ardentemente incontrare l’uomo, al punto tale che è capace di abbassarsi verso di lui per chiedergli di cooperare al suo disegno di salvezza, attraverso l’esercizio della fede. Per questo gli apostoli chiedono esplicitamente al Maestro di accrescere la loro fede. È la fede nel Signore Gesù che ci abilità alla testimonianza. Per credere senza alcuna incertezza, anche nelle avversità, occorre una fede salda che solamente Dio può dare. 

Nella nostra quotidianità familiare facciamo esperienza dell’impazienza, dell’incertezza, della paura, sono tutte dinamiche interiori che apparentemente sembrano ostacolare l’esercizio della fede ma, se vissute nella consapevolezza di essere davvero figli amati, diventano quell’opportunità che ci fa sperare oltre ogni aspettativa. Il primo atto di fede dovremmo già farlo nei sacramenti che celebriamo e che ci innestano in Dio, nella sua vita divina, attraverso Gesù e il suo Santo Spirito. È così per il sacramento del battesimo e, per noi sposi, per il sacramento del matrimonio; è per questo che San Paolo, ricorda a Timoteo: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani».

Parafrasando una preghiera di san Gregorio di Narek, vogliamo concludere così questa breve riflessione:

“La Fede è annoverata tra la Caritá e la Speranza e quindi, se noi crediamo in te, te pure ameremo Signore e, nello stesso modo, spereremo i tuoi doni”.

Vangelo

Se aveste fede!

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17,5-10
 
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore.