Il Vangelo nella famiglia – 30 gennaio 2022


Riflessione sul Vangelo della domenica

di Filippa e Gino Passarello

La Parola di questa domenica è ricchissima di spunti di riflessione, ci parla di chiamata ma anche di incomprensioni e di persecuzione, ci parla dell’annunzio di salvezza ma anche di incredulità e pregiudizio, ci parla della carità come la via più sublime per vivere la sequela ma anche del rischio di una fede fatta di esteriorità e ipocrisia.

Questa Parola interpella anche noi come sposi perché ci ricorda che il nostro sacramento ci chiama alla missione, ci consacra perché diveniamo segno visibile dell’amore sponsale di Dio e ci riscalda anche con la certezza che siamo stati pensati e amati fin dall’eternità, prima ancora di essere formati nel grembo materno. È bello sapere che la nostra storia fa parte di una storia più grande, di un progetto che travalica il nostro amore per aprirci ad un amore più grande. Certo, come è stato per Gesù, non ci è promessa una via sempre facile, la nostra testimonianza incontra spesso ostilità e incomprensioni dentro un orizzonte culturale che assume a norma di comportamento il piacere e il benessere personale, che non crede nel ‘’per sempre’’ dell’amore e nella gratuità e che baratta la verità e il vero bene con una felicità effimera e passeggera. L’annuncio di salvezza che Gesù porta ai suoi fratelli di fede nella sinagoga è rifiutato perché sconvolge i loro schemi e le loro certezze e li obbliga ad aprirsi ad una novità scomoda, a guardare oltre, a leggere i segni dei tempi ma è un annuncio che, invece, è accolto dai lontani, dai reietti perché questi ultimi sentono il bisogno di salvezza e non hanno paura di aprirsi alla novità.

Non deve spaventarci l’indifferenza o l’ostilità che spesso incontriamo attorno a noi e, perfino, negli ambienti più vicini, dobbiamo, invece, portare l’annuncio di novità e di bellezza che Dio scrive nella storia delle nostre famiglie quando siamo capaci di crescere nella carità che Dio infonde nei nostri cuori per mezzo dello Spirito. La carità, come ci insegna San Paolo, cerca sempre il bene dell’altro, è misericordiosa ed accogliente, non cede all’ira ma usa rispetto e delicatezza, non è invidiosa né concede nulla alla vanagloria e all’orgoglio.

Nella famiglia, ci ricorda Papa Francesco, non può regnare la logica del dominio o della prevaricazione, dell’arroganza e della pretesa ma quella del dono e della gratuità, della fiducia e della cura. “Nella vita familiare– ci dice ancora il Santo Padre- c’è bisogno di coltivare questa forza dell’amore” (AL,119) per essere capaci di superare le sfide del nostro tempo e lasciare che Dio continui a camminare in mezzo agli uomini.

VANGELO
Lc 4,21-30

Gesù come Elìa ed Eliséo è mandato non per i soli Giudei.

✠ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore