Il Vangelo nella famiglia 27 giugno 2021


Riflessione sul Vangelo della domenica

di Rosa Maria e Giorgio Middione

La Parola del Vangelo di questa domenica racconta due miracoli di “fede”: la guarigione dell’emorroissa e la risurrezione della figlia di Giairo. Ci troviamo di fronte a due donne accomunate da una malattia che, anche se per motivazioni del tutto diverse, porta alla morte. In entrambe le situazioni, Gesù compie un miracolo, una guarigione che avviene attraverso un gesto: il toccarsi; la donna  che perdeva sangue da 12 anni si avvicina per toccare il lembo del mantello e Gesù la guarisce; poi tocca la mano della bambina già cadavere dicendole di rialzarsi dal suo stato di morte. In queste due storie, così diverse, c’è un incontro con la Misericordia e la potenza di Dio, che sono più forti del peccato e della morte. Nella scorsa domenica del brano evangelico Gesù chiedeva ai suoi discepoli: «Perché avete paura? Non avete ancora Fede?», nel brano di oggi dice all’emorroissa: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va in pace e sii guarita dal tuo male», poi dice a Giairo: «Non temere, soltanto abbi fede!». È, dunque, la fede, vera e sincera, che placa ogni tempesta, ogni paura che viviamo nella quotidianità: è la fede che guarisce le nostre ferite sanguinanti, ed è la fede che ci risuscita dalla morte interiore.

Giairo e l’emorroissa sono per noi un grande esempio di coraggio, perché con il loro gesto plateale, si sono esposti per fare sentire la propria voce in mezzo alla folla. Non è semplice manifestare apertamente il proprio dolore, la sofferenza che viviamo e riconoscere che abbiamo bisogno di aiuto. Questi personaggi biblici si sono presentati dinanzi a Gesù con Fede e con una preghiera accorata, esprimendo il proprio bisogno, la propria richiesta di guarigione, entrando in una relazione profonda con il Maestro che li ascolta e li accoglie.

Giairo e l’emorroissa possiamo essere ciascuno di noi coppie, quando si presentano nella nostra vita sponsale condizioni che logorano la relazione affettiva. Se, infatti, viene meno il dialogo di coppia, si vive nel rancore perpetuando il non perdono, non c’è un reciproco e gratuito dono ed accoglienza verso il proprio coniuge, ma predomina l’egoismo e il perbenismo, la gioia del nutrirsi e prendersi amorevolmente cura l’uno dell’altra viene meno e la vita coniugale può ammalarsi e diventare nel tempo dimora di morte. Giairo e l’emorroissa, nonostante tutto hanno continuato a sperare. Gesù vuole incontrarci nella nostra storia di sposi, umana e concreta, talvolta sanguinante; Dio è lì che vuole farsi nostro compagno di viaggio, vuole che noi sperimentiamo che non siamo mai soli. La sofferenza ci fa sentire piccoli, fragili e impotenti ma è proprio in questa condizione, che il nostro muoverci per incontrare Gesù, con la nostra preghiera accorata e piena di Fede, ci apriamo all’azione potente di Dio, che nella Sua grandezza, così come fece per Giairo e per l’emorroissa, opera nelle nostre vite e ciò se solo con determinazione compiamo un atto di fiducioso abbandono nelle Sue mani sapienti.

Gesù è una mano che ti prende per mano, soprattutto, nei momenti difficili, rialzandoci dopo ogni caduta: Talita’ kum: alzati, risuscita, rivivi, risplendi. Avere Fede significa, dunque, abbandonarsi nelle mani di Dio, cosi come recita il Salmo 131 (130): «Io resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre». È bellissima questa immagine, questo lasciarsi andare tra le braccia della persona di cui ci fidiamo ciecamente, perché il nostro Dio è il Signore della vita, non desidera la nostra morte ed è sempre con noi, non rimane indifferente alla nostra sofferenza, ma è sempre pazientemente accanto per allungare la Sua mano, per rialzarci e camminare insieme.

VANGELO
Mc 5,21-43

Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

✠ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Parola del Signore.