Il Vangelo nella famiglia 20 settembre 2020


Riflessione sul Vangelo della Domenica

di Rosa Maria e Giorgio Middione 

Il brano del Vangelo di questa domenica, ci parla della parabola dei lavoratori che vengono assunti dal padrone della vigna in diverse ore del giorno, pur percependo tutti lo stesso salario a fine giornata.

Il vignaiuolo guarda al bisogno degli operai che erano rimasti senza lavorare tutto il giorno in attesa che qualcuno li chiamasse nella vigna. È lui che li cerca e dona loro il sostentamento, anche se in cambio di una sola ora di lavoro.

La bontà del padrone supera ogni logica umana.

Gli operai che hanno lavorato tutta la giornata, nel percepire il medesimo salario,  così come gli altri che invece avevano faticato soltanto poche ore, protestano perché pensano che il padrone stia agendo ingiustamente rispetto alla proporzione tra la paga ricevuta e la quantità di ore di lavoro da essi effettuate.

È comprensibile la delusione dei primi lavoratori.

Metaforicamente, la vigna rappresenta il regno di Dio ed il Signore, che è il vignaiuolo, ci indica quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento per essere graditi ai Suoi occhi.

Vi è, infatti, un chiaro invito ad uscire dalla logica umana della remunerazione, per abbracciare una logica divina più ampia.

Questa parabola ci mette in difficoltà!

Ci sentiamo spiazzati, perché siamo tentati a pensare allo stesso modo degli operai delle prima ora, con cui ci identifichiamo. Chissà quante volte anche noi abbiamo pensato che Dio fosse ingiusto; quante volte,guardandoci intorno, il nostro sguardo si è fermato su quello che altri avevano in più di noi (nel lavoro, negli affetti, da un punto di vista economico, etc…) e, considerando le nostre fatiche, magari, secondo il nostro giudizio, siamo giunti anche alla conclusione che non lo meritassero più di noi, anzi!

Siamo abituati ad una logica umana caratterizzata dal “dare e riceverein cui si con la pretesa di dovere avere sempre un contraccambio e se questo non c’è, allora, si fa un passo indietro.

È molto difficile uscire dalla logica del merito e del giudizio.  

Dio la pensa diversamente. Gesù oggi vuole smontare molte delle nostre convinzioni, caratterizzate dal nostro pensare in termini di profitto e di convenienza, in quanto i nostri pensieri umani sono spesso guidati dall’egoismo e dal proprio tornaconto, ed anche se ci sforziamo, è molto complesso e difficile comprendere ed accogliere, pienamente, il modo di vedere le cose di Dio.

La logica dell’uomo ha le sue fondamenta sulla giustizia retributiva”,fondata sui meriti; la logica secondo cui Dio invece agisce, si basa sull’amore e sulla misericordia, che  dona anche a chi sembrerebbe non meritare.

Dio ci ama, infatti, con un amore gratuito e totalmente disinteressato. Egli guarda il bene ed il bisogno dell’uomo. Tutto ciò che ci viene donato, dunque, non lo abbiamo per i nostri meriti, ma per Grazia:Tutto è grazia come diceva Santa Teresina di Lisieux …… e noi siamobeneficiari della Sua grazia

Questa è la logica della gratuità, ed è a questo che noi, oggi siamo chiamati (“gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”( Mt 10,8) senza ricercare nell’altro un merito per donare il nostro amore, che va elargito senza alcun tornaconto personale ma, soltanto, come dono gratuito.

Siamo chiamati, dunque, sia individualmente, che come sposi, ad accogliere questo messaggio d’amore e di misericordia.

Nella dinamica di coppia, spesso si vivono momenti in cui, le cure ed attenzioni riversate al coniuge, non sempre  vengono comprese e ricambiate.

Pensiamo di dare tanto in modo smisurato, mentre dall’altra parte non accade altrettanto o, ancora peggio, si riceve soltanto indifferenza o,addirittura, umiliazioni ed offese.

Quando questo accade, sentiamo di ricevere una grande ingiustizia che può inasprire il nostro cuore, creando quel distacco che, giorno dopo giorno, non ci permette di vivere serenamente la nostra vita coniugale.

Può accadere, dunque, che si crei uno sbilanciamento da parte di uno dei due sposi, che potrebbe portare ad una condizione di chiusura e di giudizio verso il coniuge, sino a pensare che il nostro sposo/a, non sia più meritevole del nostro amore.

Con la parabola di oggi, Gesù ci chiede di agire nella nostra vita di coppia, guardando il comportamento del vignaiuolo.

Ci invita ad accogliere, sempre, con pazienza, il nostro coniuge a braccia aperte, rispettando i suoi tempi, ascoltando i suoi bisogni più intimi, senza aspettare che in cambio ci venga corrisposto nulla.

Il vignaiuolo pensa al bisogno degli operai, non al suo tornaconto!

La logica di Dio, ci invita, dunque, ad essere sempre protesi, nonostante tutto, verso il coniuge; questa è la nostra chiamata di sposi:amare incondizionatamente colui che Dio ha scelto per noi, senza guardare se sia meritevole o meno.

Ma come possiamo realizzare qualcosa che umanamente è difficile?

Così come noi abbiamo ricevuto tutto per Grazia……. doniamo allo stesso modo misericordia, benevolenza e amore in forza della Sua Grazia


VANGELO

Mt 20,1-16

Sei invidioso perché io sono buono?

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?. Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore