Il Vangelo nella famiglia – 28 giugno 2020


Riflessione sul Vangelo della Domenica

di Maria e Sebastiano Fascetta

Le parole del Vangelo odierno sono da comprendere all’interno del discorso missionario in cui sono inserite. Gesù, infatti, non è venuto a portare pace ma la spada; è venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre… (cf Mt 8,34ss). Cosa vuol dire? Che la chiamata di Gesù trova consenso, ma anche dissenso; accoglienza ma anche rifiuto. Questo accade soprattutto quando i naturali legami affettivi possono diventare morbosi, oppressivi sino a precludere la libertà di rispondere alla propria vocazione. Amare è un’arte necessaria per l’umanizzazione di ogni persona, ma può diventare una prigione se diventa possessivo, crea dipendenza e non fa crescere. Gesù non ritiene gli affetti familiari in concorrenza con la sua persona, ma chiede di allargare i propri orizzonti, di uscire dalla cerchia dei propri legami per entrare nel dinamismo universale dell’amore di Dio, senza preferenze, simpatie o antipatie. Il “di più” dell’amore che Gesù chiede non è riferito a Lui al posto degli altri, ma è il “di più” dell’amore del Padre di cui siamo resi partecipi per mezzo dello Spirito Santo, che ci rende capaci di amare “di più” e sempre meglio. L’amore coniugale non è evento ripetitivo, statico, abitudinario, ma è un “di più” e “sempre meglio”, un oltrepassare i confini del proprio egoismo per accogliere l’altro/a come un “profeta” e un “giusto”. L’amore di Gesù è pieno, radicale, non si ferma davanti al male, al rifiuto, al disprezzo… al peccato. In questo senso va inteso l’appello a “prendere la propria croce” e seguirlo. Croce, infatti, non vuol dire sofferenza, malattia e quant’altro, ma è la forma matura dell’amore che sa assumere anche il negativo, il male, il peccato dell’altro. Amare il non amabile. Chi prende la croce cioè si lascia amare da Gesù, ama nonostante le ferite tra marito e moglie, figli e genitori, parenti e amici… In questo senso non c’è vita matrimoniale degna di questo nome se i coniugi non sono disposti a prendere, ogni giorno, la propria croce, ovvero a rinnovare il proprio Si, “nella buona e nella cattiva sorte”, sempre e incondizionatamente, tenendo fisso lo sguardo su Gesù.

 

VANGELO
Mt 10,37-42

Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».