Novena di Pentecoste in famiglia – 1° giorno


Meditazioni per la novena di Pentecoste in famiglia – 1° giorno

di Maria e Sebastiano Fascetta 

Nella debolezza c’è lo Spirito di Dio

«…Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza…» (Rm 8,26). Nel tempo del Covid-19 stiamo sperimentando tutta la nostra debolezza, vulnerabilità e, allo stesso tempo, la forza invisibile ma efficace dello Spirito Santo che opera incessantemente, delicatamente, amorevolmente all’interno dei cuori, delle relazioni, delle nostre case e suscita un particolare senso di solidarietà e reciprocità coniugale, familiarità. Percepiamo lo Spirito come una Presenza delicata che non si sostituisce mai alla nostra natura umana, alle nostre responsabilità, ma che permea ogni desiderio, ogni pensiero ispirando gesti quotidiani di reciproca attenzione, cura e gentilezza, per fare delle nostre famiglie luoghi di vera crescita umana. Lo Spirito ci invita a rappacificarci con le nostre debolezze, i nostri limiti, per non rifuggire da essi, ma accoglierli come luoghi esistenziali privilegiati per fare esperienza della Sua forza trasformante. Non si tratta tanto d’invocare lo Spirito come un entità fuori di noi, lontano, ma di accogliere una Presenza che è già in noi e che non dobbiamo meritare né ottenere a forza di parole… perché elargita gratuitamente. Lo Spirito è in noi e opera sempre anche se noi non sempre ne siamo consapevoli. Sentiamo come coppia di aprirci sempre più e sempre meglio a questa Presenza umile, docile, silenziosa, invisibile, inafferrabile (ma più reale della realtà) nella quotidianità del vivere, liberi da quella logica dualista sacro-profano.
Lo Spirito Santo è nella nostra debolezza, cioè nella nostra carne, nei nostri sentimenti, emozioni, affetti, preoccupazioni, limiti, corpi, ansie, stanchezze, paure, gioie, fallimenti… è respiro del nostro respiro, vita che scorre nelle nostre vene. Per questo riteniamo che la preghiera non sia un’oasi di riparo dal quotidiano, uno spazio sacro asettico diverso dal profano, ma un tempo di maggiore consapevolezza della presenza amante dello Spirito nella nostra debolezza, fragilità, limitatezza umana.

Lo Spirito non ci invita a superare le nostre debolezze a evitarle, misconoscerle, rimuoverle, ma ad ascoltarle, riconoscerle senza giudicarle. Quando ci riconosciamo deboli avvertiamo il bisogno sincero, vero, di aprirci ancor di più l’uno all’altro, senza maschere e senza ipocrisie. Siamo sempre più convinti che lo Spirito è in ogni carezza condivisa, bacio delicato, ascolto sincero, silenzio accogliente, perdono reciproco, fedeltà al quotidiano, pazienza nella prova, pianto nella sofferenza, abbraccio risanante, comunione dei corpi, ascolto della Parola non solo nella Scrittura ma anche in ogni parola umana ispirata dall’amore. Quando siamo umanamente belli, veri, attenti, umili… avvertiamo la forza dello Spirito che attiva dentro di noi processi umani di cambiamento. Questo è per noi Pentecoste.